Primarie francesi, oltre il PS

19 ottobre 2011
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Il 17 ottobre 2011 sono terminate, con il secondo turno, le elezioni primarie aperte ai cittadini per la designazione del candidato del Partito Socialista Francese e del partito radicale di sinistra alle presidenziali del 2012. Il risultato consegna un’ampia legittimazione a François Hollande con il 56,57% dei consensi che ha sconftto il segretario in carica del partito Martine Aubry che si è fermata a 43,43%. Le percentuali danno un’immagine netta di questa vittoria ma è opportuno osservare anche i dati assoluti come riprova di quella che è stata una grande sfida democratica e prima di altro una vittoria di tutti coloro che confidano nell’apertura alla società dei grandi processi di legittimazione politica. Al secondo turno delle primarie hanno partecipato infatti 2.860.157 cittadini, di cui solo 18.990 si sono espressi annullando il voto o astenendosi, i due candidati si sono confrontati ottenendo: 1.607.268 voti Hollande e  1.233.899 voti la Aubry. Un margine netto ma non di una dimensione tale da indebolire l’essenza di competizione autentica tra candidati.

Queste primarie si sono svolte nel perimetro ideale del Partito Socialista, il principale partito della Gauche francese ed il partito che in virtù del sistema a doppio turno delle presidenziali generalmente è in grado di portare il proprio candidato alla tornata finale. Un paragone con l’Italia senza le dovute accortezze di analisi legate al sistema elettorale è quindi un’operazione delicata, mentre parlare di vocazione maggioritaria del PS è certamente improprio. Nonostante l’ampia legittimazione data dalle primarie il candidato presidente che si qualificherà per il secondo turno avrà il difficile compito di costruire una vasta alleanza dei consensi intervenendo sul programma, limitandosi quindi a posticipare nel tempo tra il primo e il secondo turno lo spazio della trattativa politica, rischiando concretamente di uscire dallo spazio programmatico legittimato dalle elezioni primarie. Un compito politico difficile, che ha alle spalle incidenti di percorso che non possono essere ignorati: Ségolène Royale nel 2007 e Lionel Jospin nel 2002, uno dei tratti comuni di queste due sconfitte è il passaggio della proposta politica dalla legittimazione interna (verso i socialisti) a quella esterna (l’elettorato potenziale). Per Ségolène Royale la poca autorevolezza fuori dal campo del PS ha comportato la sconfitta al secondo turno, per Jospin l’apertura della propria proposta politica ha comportato una stroncatura da parte della propria base elettorale che lo ha punito abbandonandolo al primo turno.

Quindi se certamente non abbiamo assistito ad una versione francese delle nostre primarie per la guida del centrosinistra (2005) non possiamo confonderci paragonandole con le primarie interne al PD (2007, 2009) per la legittimazione del segretario come candidato naturale alle elezioni. Ciò che possiamo e forse dobbiamo invece paragonare è la transizione del Partito Socialista francese da partito storico e identitario, oggi nitidamente un partito di funzionari ed eletti, ad un partito aperto e più dinamico dove la partecipazione dei cittadini senza pregiudiziali di iscrizione apre la porta ad processo più simile a quello che abbiamo affrontato nel 2005.

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Una risposta a Primarie francesi, oltre il PS

  1. Gabriele De Giorgi su 16 dicembre 2011 a 13:08

    [...] tale da indebolire l’essenza di competizione autentica tra candidati. (continua a leggere su Gazebos) Share this:FacebookEmailLike this:LikeBe the first to like this [...]