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Le primarie civiche socialiste rinforzano il partito ma, per ora, frenano il progetto di grande coalizione di centro-sinistra.

26 ottobre 2011
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Le primarie civiche socialiste rinforzano il partito ma, per ora, frenano il progetto di grande coalizione di centro-sinistra.

Sabato 22 ottobre la convenzione nazionale organizzata dal Partito socialista francese ha proclamato la candidatura di François Hollande alle presidenziali che si terranno nella primavera del 2012. Atto finale delle primarie civiche organizzate dal Partito socialista per la designazione del candidato alle presidenziali, l’investitura di François Hollande si è svolta in un clima di ostentata unità dei dirigenti di partito. Dopo la sconfitta al secondo turno delle primarie civiche, Martine Aubry (43,43 %) ha dismesso gli abiti di sfidante di François Hollande (56,57 %) e ripreso il posto di Primo segretario del Partito, pronta a incarnare il ruolo di guida di un partito unito e federato attorno al suo candidato alla Presidenza della Repubblica. Là dove le primarie aperte ai soli militanti, organizzate nel 2006, avevano esasperato le profonde divisioni interne al Partito socialista, le primarie civiche sembrano avere sortito l’effetto di costringere la famiglia socialista a non disattendere le aspettative di quasi tre milioni di cittadini che, il 9 e il 16 ottobre scorsi, si sono recati alle urne per scegliere il candidato del primo partito della sinistra...

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Primarie francesi, oltre il PS

19 ottobre 2011
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Primarie francesi, oltre il PS

Il 17 ottobre 2011 sono terminate, con il secondo turno, le elezioni primarie aperte ai cittadini per la designazione del candidato del Partito Socialista Francese e del partito radicale di sinistra alle presidenziali del 2012. Il risultato consegna un’ampia legittimazione a François Hollande con il 56,57% dei consensi che ha sconftto il segretario in carica del partito Martine Aubry che si è fermata a 43,43%. Le percentuali danno un’immagine netta di questa vittoria ma è opportuno osservare anche i dati assoluti come riprova di quella che è stata una grande sfida democratica e prima di altro una vittoria di tutti coloro che confidano nell’apertura alla società dei grandi processi di legittimazione politica. Al secondo turno delle primarie hanno partecipato infatti 2.860.157 cittadini, di cui solo 18.990 si sono espressi annullando il voto o astenendosi, i due candidati si sono confrontati ottenendo: 1.607.268 voti Hollande e  1.233.899 voti la Aubry. Un margine netto ma non di una dimensione tale da indebolire l’essenza di competizione autentica tra candidati. Queste primarie si sono svolte nel perimetro ideale del Partito Socialista, il principale partito della...

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In Francia grandi manovre per il ballottaggio delle primarie aperte

12 ottobre 2011
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In Francia grandi manovre per il ballottaggio delle primarie aperte

Domenica 9 ottobre, le aspettative degli organizzatori delle primarie civiche indette dal Partito socialista francese per la designazione del candidato alle elezioni presidenziali del 2012 non sono state disattese. Due milioni e mezzo di elettori hanno risposto all’appello del primo partito della sinistra francese partecipando al primo turno di una primaria aperta ai cittadini elettori che vedeva concorrere cinque candidati socialisti (Martine Aubry, François Hollande, Arnaud Montebourg, Ségolène Royal, Manuel Valls) e un radicale di sinistra (Jean-Michel Baylet). La prima tappa di questo appuntamento elettorale, inedito per la Francia, si è contraddistinta per quattro fattori dominanti. Il primo riguarda il profilo dei due concorrenti che, il prossimo 16 ottobre, si contenderanno la candidatura alle elezioni presidenziali. Il primo elemento che salta agli occhi è che si sono qualificati al secondo turno due Segretari di partito: Martine Aubry, Segetario uscente (2008-2011) e François Hollande, Segretario dal 1997 al 2008. Eppure, i percorsi politici di questi due dirigenti di partito sono molto diversi. Martine Aubry, è una brillante studentessa di Sciences PO e dell’ENA (Scuola Nazionale di Amministrazione), la cui carriera...

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Partito Socialista francese. Le incognite delle primarie aperte

5 ottobre 2011
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Partito Socialista francese. Le incognite delle primarie aperte

A qualche giorno dal primo turno delle primarie aperte ai cittadini elettori indette dal partito socialista francese per la designazione del candidato alle presidenziali del 2012, molti studiosi cercano di misurare l’impatto che questo dispositivo elettorale potrebbe avere sul sistema democratico francese.  Yves Sintomer, condirettore del dipartimento di scienze politiche presso l’Università di Paris-8, in un lungo articolo pubblicato il 4 ottobre sul quotidiano Le Monde  esplora le potenzialità di una primaria che, per quanto aperta ai simpatizzanti, rischia di essere soffocata dagli apparati del Partito socialista e dalle strategie delle singole correnti. Secondo il professore di Paris-8, se si parte dal presupposto che all’ideale di un partito di militanti si contrappone la realtà di un impegno civico che si sviluppa al di fuori del ristretto perimetro dei partiti politici, le primarie aperte del 9 e del 16 ottobre potrebbero contribuire in modo decisivo al processo di democratizzazione della politica solo se i dirigenti socialisti francesi decideranno di non confinarle alle presidenziali e di estenderle alle elezioni legislative e amministrative. Yves Sintomer non ha dubbi: le primarie aperte ai cittadini...

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Presidenziali francesi 2012. La scommessa del PS: primarie dei cittadini

21 settembre 2011
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Presidenziali francesi 2012. La scommessa del PS: primarie dei cittadini

Nel corso dell’ultima settimana, la campagna delle primarie cittadine indette dal partito socialista francese per la designazione del candidato alle presidenziali del 2012 è stata caratterizzata da due eventi maggiori. Giovedì 15 settembre, cinque milioni di telespettatori hanno seguito il primo dibattito televisivo tra i sei concorrenti all’investitura. Settantadue ore più tardi, Dominique Strauss-Kahn, ex-direttore del FMI e, fino a quattro mesi fa, candidato di punta delle primarie socialiste francesi, ha rilasciato la sua prima intervista televisiva dopo lo scandalo sessuale del Sofitel di New-York che lo ha visto coinvolto in una procedura penale dalla quale è stato successivamente prosciolto. Entrambi gli eventi televisivi erano ammantati di grandi aspettative. Nel primo caso si trattava della prima vera occasione di distogliere l’attenzione degli elettori dallo scombussolamento conseguente alla clamorosa uscita di gara di Dominique Strauss-Kahn e di focalizzarli sulle le reali differenze che caratterizzano i programmi elettorali dei sei concorrenti alle primarie socialiste. Nel secondo caso, tutta l’attenzione non era semplicemente rivolta alla verità dell’ex-direttore del FMI sulla vicenda della stanza n° 2806 del Sofitel di New-York, bensì anche alla...

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Allarme di Kohl: Germania senza bussola, l’Europa rischia di andare in frantumi

31 agosto 2011
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Allarme di Kohl: Germania senza bussola, l’Europa rischia di andare in frantumi

La critica è severa sia al governo tedesco in carica della cristiano-democratica  Angela Merkel che a quelli che lo hanno preceduto guidati dal socialdemocratico Gerhard Schroeder, rappresentati entrambi come timonieri di una nave senza bussola e senza ancora che rischia di perdersi nel mare aperto. A parlare così della Germania non è un commentatore o un politico ostile alla Germania, ma Helmut Kohl. Niente meno che Helmut Kohl, oggi 82enne, cancelliere per ben 16 anni (1982-1998), architetto della riunificazione tedesca e padre della moneta comune europea. La lunga intervista che Helmut Kohl ha rilasciato a “Internationale Politik” (settembre/ottobre 2011), autorevole e prestigiosa rivista tedesca di politica estera, ha avuto qualche eco anche da noi.. Né poteva essere diversamente visto che non succede tutti i giorni che un politico navigato e prudente come Kohl, di cui sono universalmente riconosciute le qualità di statista e le convinzioni europeiste e di cui è indiscusso il patriottismo, critichi in modo tanto veemente il governo del proprio paese che per di più è diretto attualmente dalla leader del partito di cui egli stesso fu...

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Crisi dell’Euro. Piu’ del coraggio pote’ la paura.

27 luglio 2011
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Crisi dell’Euro. Piu’ del coraggio pote’ la paura.

(26 luglio 11) Ad un passo dal baratro, l’Unione europea si e’ fermata. Il rischio che ci precipitasse era grande, cosi’ come grande era il rischio che nella caduta andassero in frantumi sia la moneta unica che cinquanta anni di integrazione. Il vertice della scorsa settimana, convocato quando ormai tutto sembrava rinviato a settembre, ha invece, finalmente, adottato alcune decisioni che gia’ erano state discusse e respinte sia nella primavera del 2010 che nel marzo scorso. Decisioni che se fossero state prese allora avrebbero risparmiato a tutti parecchie tensioni e parecchi guai. A riprova che non e’ il coraggio a guidare l’Europa, ma la paura. E che soltanto la paura, purtroppo, sembra in grado di costringere all’azione leadership deboli e introverse, senza visione e senza carisma. Sta di fatto che dinanzi alla perdurante crisi dell’euro e al campanello d’allarme  fatto suonare dall’attacco della speculazione al debito pubblico italiano, anche la cancelliera Angela Merkel sembra avere capito che non poteva continuare a stringere il cappio intorno al collo della Grecia per compiacere il contribuente tedesco e che proseguendo su quella...

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Sintesi proposta di legge di riforma elettorale Pd

27 luglio 2011
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Sintesi proposta di legge di riforma elettorale Pd

Il rilancio del ruolo dei partiti in un’ottica di legittimazione delle coalizioni e di stabilità dell’azione di governo (e di quella di opposizione) non deve condurre ad accettare un sistema elettorale come quello attuale, che riduce il voto ad un plebiscito sul Presidente del Consiglio: le esperienze democratiche più avanzate in Europa dimostrano che esistono strumenti e tecniche per coniugare la democrazia dei partiti con la legittimazione e la stabilità dei governi e con il controllo democratico degli elettori sui candidati di partito. E’ in questa prospettiva che va presa in esame l’ipotesi di democratizzare il sistema elettorale riprendendo il collegio uninominale come modello preferibile – in particolare nei confronti delle preferenze, che nel contesto partitico attuale rischiano di produrre il doppio effetto negativo di scatenare la competizione intrapartitica e far lievitare i costi (nascosti, dunque intrinsecamente illeciti) della politica – al fine di restituire il potere di scelta agli elettori. Il collegio uninominale è infatti il luogo nel quale il partito assume il volto concreto di un candidato, che diventa la “faccia” della coalizione e del programma in...

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Elezioni in Turchia – Scheda

15 giugno 2011
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Elezioni in Turchia – Scheda

Il 12 giugno si sono svolte le elezioni per il parlamento turco (Türkiye Büyük Millet Meclisi), costituito da un’unica Camera, unica istituzione legislativa del paese. Il parlamento è costituito da 550 componenti eletti con un sistema proporzionale, la rappresentatività territoriale è garantita da una suddivisione della base elettorale in 85 collegi.  E’ fissato uno sbarramento al 10% per i partiti che si presentano alle elezioni mentre per i candidati indipendenti non è fissato alcuno sbarramento. Questa soglia decisamente alta ha prodotto composizioni parlamentari formate da 2 fino a quattro partiti cui si aggiungono gli indipendenti. Il movimento di rappresentanza del popolo curdo, nel 2007, è riuscito – presentando propri candidati come indipendenti, e quindi non presentando liste di partito evitando in questo modo lo sbarramento – a portare in parlamento 24 rappresentanti che hanno potuto poi formare il proprio gruppo parlamentare. Le consultazioni elettorali hanno confermato il partito di Erdogan, Giustizia e Sviluppo (Adalet ve Kalkınma Partisi), come il primo partito conquistando abbondantemente la maggioranza assoluta dei seggi (326 seggi e 49,9% dei voti) ma mancando di soli 4...

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Uruguay. Pace civile in cambio di ingiustizia? Quanto è difficile fare i conti con il passato…

8 giugno 2011
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Uruguay. Pace civile in cambio di ingiustizia?  Quanto è difficile fare i conti con il passato…

(24 maggio 2011) L’Uruguay è un paese con tre milioni e mezzo di abitanti e grande circa la metà dell’Italia. Se ne parla poco, ovviamente, piccolo e lontano com’è. Anche se ci vivono più di centomila italiani che votano per il parlamento e il loro numero è in aumento perché la legge italiana favorisce il recupero della cittadinanza ai discendenti dei numerosissimi emigrati che arrivarono a Montevideo a cercare fortuna nel corso di un intero secolo. Se ne parla poco anche perché da quasi un decennio le cose vanno piuttosto bene in Uruguay: crescita economica sostenuta, conflitti sociali contenuti, un quadro costituzionale consolidato e una discreta stabilità politica in una cornice di sperimentata alternanza. Non sempre è stato così. All’inizio dello scorso decennio, una crisi finanziaria di tipo argentino devastò le casse pubbliche e gettò nella miseria tantissimi risparmiatori uruguayani. E ancora prima, tra il 1973 e il 1985, in infelice sintonia con tanti altri paesi del continente latino americano, una dittatura militare violenta e sanguinaria represse con ogni mezzo i movimenti di protesta e di emancipazione sociale di quegli...

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