Quel che resta della Leopolda

2 novembre 2011
Di

Se di un appuntamento politico atteso spasmodicamente dai giornalisti quasi quanto dalla segreterie dei partito a distanza di 3 giorni dobbiamo continuare a parlarne è la dimostrazione che qualcosa è successo.

Il Big Bang del sindaco di Firenze Matteo Renzi si è tenuto il 28, 29 e 30 ottobre, una tre giorni di interventi tenuti insieme dal principio “cosa farei se fossi presidente del consiglio” e da un’organizzazione curata, con uno stile televisivo da prime time come nel Partito Democratico non se ne vedevano dai tempi della segreteria di Veltroni.

Cosa è successo di così significativo da rimanare nella dialettica politica mentre osserviamo le borse proiettare su tutta Europa lo spettro dei fallimenti degli Stati Nazione?

Nella tre giorni fiorentina si è venuti a capo di una pietra filosofale del centrosinistra?

No, questo non è successo, ne’ si puo’ sostenere che nei 100 punti proposti ci sia una rivoluzione copernicana per la politica italiana. La verità è che quello che doveva succedere a Firenze è successo prima, la conferma di Matteo Renzi come protagonista del campo del centrosinistra si è raggiunta già nella giornata di giovedì.
Non è tutto merito del Sindaco Rottamatore, la segreteria del PD si è applicata in questa conferma, riuscendo nel non semplice compito di polarizzare il partito tra chi sta bene così e chi vorrebbe migliorare le cose.

Per un partito schiantato all’opposizione ergersi a difensori del conservatorismo cultural/politico non suona come una grande strategia, a meno di non voler ricorrere alla legge dei grandi numeri (prima o poi le vecchie risposte torneranno di moda).

Perché ciò che avveniva alla Leopolda trovava immediatamente sponda nell’insofferenza ostentata da Stefano Fassina, Matteo Orfini, Nico Stumpo senza escludere Pierluigi Bersani. A coloro che reggono le sorti del Partito Democratico sarebbe stato sufficiente battere le mani, togliersi il cappello 30 secondi di fronte al colorato spettacolo partecipativo per poi riprendere a tirare dritti nella loro convinzioni. Il “non scalciate” Bersaniano è stato invece un eccellente aiuto ad orientarsi per coloro che non si esaltavano per Renzi ma che certamente degli inviti a non disturbare il manovratore ormai non ne possono più.

Possiamo allora dirci soddisfatti noi testardi appassionati della democrazia che decide, quella democrazia che cambia le cose?

Ritengo di no, perchè non possiamo farci bastare un sussurro di disponibilità, o una prudente attesa. Abbiamo un urgente bisogno non solo di una battaglia di idee, che in politica è una misura minima, quanto di qualcuno che se ne faccia carico, che sappia non assecondare l’aspettativa ma che la anticipi, perché le energie di coloro che sono disponibili a fare la loro parte possano emergere e contribuire a quell’alternativa al centrodestra di cui ormai parliamo da troppo tempo.

 

Tags: , , ,