Il Caso-Lusi e il fallimento delle “convergenze parallele”

22 febbraio 2012
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Quando il 20 giugno del 2010 inoccasione dell’Assemblea Federale della Margherita (12 presenti su 398) il sottoscritto e Arturo Parisi avanzarono con forza contestazioni di metodo e di merito sulla gestione del residuo attivo, stimato in circa 20 milioni di euro, nessuno percepiva comunque il livello, la profondità e l’ammontare pauroso della truffa che si stava predisponendo. O che era già stata predisposta. “ Non c’è nulla che vada bene, né dal punto di vista formale né da quello sostanziale”, così iniziai il mio intervento, depositando alla presidenza due specifiche mozioni sottoscritte dai rappresentanti della Circoscrizione Estera. Una chiedeva la verifica dei componenti dell’Assemblea e dell’indirizzario dato che appariva quantomeno anomalo che, su poco meno di 400 componenti fossero solo 12 i presenti, praticamente i capicorrente. Una seconda partiva dal principio che quel “tesoro”, residuo di un partito che aveva cessato l’attività, non ci apparteneva e che quindi non poteva essere spartito tra le diverse componenti.

La nostra proposta prevedeva la costituzione di una commissione che individuasse progetti da sostenere di associazioni attive nei settori della protezione sociale e dei diritti umani. Indicando già alcune associazioni particolarmente attive e universalmente stimate : Caritas, Emergency, Medicine sans Frontiere, Fondazione Don Di Liegro, Amnesty International. La proposta trovò l’opposizione più dura, non solo da parte di Lusi. Oggi forse si comprende meglio il perché di tanta virulenta ostilità. Chi voleva e vuole cancellare la proposta la derubrica a “beneficienza”. Secondo noi era e resta l’unica proposta praticabile, fino in fondo Politica, di alto valore simbolico e concreto che oggi assume ancora più forza e che siamo determinati a portare fino in fondo. E’ chi pensava di “redistribuire il malloppo” tra capicorrente e Fondazioni di riferimento che oggi può mettersi l’anima in pace, non ha a questo punto alcuna possibilità di successo. Il sostegno a specifici progetti delle Associazioni indicate è a tutti gli effetti una proposta politica, perfettamente coerente con la storia, lo statuto ela Carta dei Valori della Margherita (che evidentemente in tanti non conoscono o volutamente ignorano). Non a caso nell’Assemblea Federale erano state inserite anche personalità come Gina Di Liegro e Sergio Marelli che di queste associazioni sono autorevoli protagonisti.

Le ricostruzioni che leggo dai giornali fatte da Rutelli e Bianco sulla mancanza di qualsiasi opposizione in quella Assemblea è destituita di fondamento. E d’altra parte basta leggere gli articoli di giornale con le mie dichiarazioni uscite il 21 giugno 2010 e nei giorni successivi sul Fatto Quotidiano, su Repubblica, sul Manifesto, su diverse altre testate e su tutte le agenzie per sapere chi dice la verità. Ma al di là delle specifiche competenze che appartengono alla Magistratura, alla quale va fornita tutta l’assistenza senza alcuna reticenza, c’è una specifica competenza che appartiene a tutti noi, alla politica, a ciascun componente dell’Assemblea Federale, che deve essere riunita immediatamente e deve decidere cosa fare e chi lo debba fare. Quando leggo dalla lettera inviata da Rutelli che lo stesso, assieme a Bianco e Bocci, “avvertono la responsabilità di esercitare non solo i compiti attribuiti dallo statuto e quelli di procuratori del tesoriere (a noi attribuiti informa congiunta dopo le dimissioni di Lusi) mi preoccupo e manifesto tutta la mia contrarietà. Quali sono i compiti attribuiti dallo statuto se lo stesso recita che il tesoriere assolve l’incarico sulla base delle decisioni assunte dall’Assemblea Federale ? Chi e quando mai ha attribuito agli stessi, in forma congiunta (sic), i compiti di “procuratori del tesoriere “? Cose da non credere.  E’ noto avendolo dichiarato pubblicamente che il sottoscritto, assieme a tanti altri, non crede, fino a prova contraria, alla tesi del “Lusi ladro all’insaputa di tutti”. E’ mia convinzione che Rutelli e Bianco, per i ruoli che ricoprono, abbiano specifiche responsabilità, fossero anche solo quelle di omesso controllo e che per questo debbono dare le dimissioni. L’Assemblea Federale deve essere immediatamente convocata e messa in condizione di sapere come sono andate le cose, di decidere cosa fare e chi lo debba fare. E’questa assunzione di responsabilità politica che deve essere esercitata, oltre i risvolti penali e giudiziari della vicenda, poiché “parte lesa” sono innanzitutto le tante persone perbene che hanno partecipato a quella esperienza collettiva e la politica nel suo insieme.  Dobbiamo poter verificare noi, subito, come sono state spese le risorse della Margherita e se, dopo la costituzione del Partito Democratico nel 2007, siano andate anche ad esponenti politici o partiti diversi e concorrenti con il Pd.

E’ del tutto evidente che la vicenda Lusi pone problemi sostanziali sul fallimento del sistema dei partiti, sullo stravolgimento del finanziamento pubblico, sulle norme di controllo. Occorre sviluppare anticorpi, modificare le norme, definire regole certe, modalità di controllo esterne e sanzioni durissime. Senza mai dimenticare però che, oltre la insufficienza delle regole, esiste anche il principio di responsabilità individuale, altrimenti si rischia di spostare tutto il ragionamento, come ai tempi del craxismo, sulle colpe del sistema per cancellare quelle delle persone. Questa assunzione di responsabilità politica attiene anche a tutti i componenti dell’Assemblea Federale della Margherita, troppo passivi, ignari (forse) di ieri che rischiano di diventare gli ignavi di domani.

Ma il caso Lusi è anche il fallimento della strategia delle “convergenze parallele” nel centrosinistra. Con l’Ulivo avevamo pensato ad un progetto di “rete”, ad una nuova tela tanto più robusta e bella quanto più intrecciata da tanti fili di diverso colore costituiti dalle distinte culture di provenienza e dalla storia personale di tanti nuovi protagonisti. Quel progetto è fallito. Invece di una tela sono stati costruiti dei binari, che camminano paralleli ma che non si incontrano mai. Sono rimaste in piedi componenti di provenienza che, invece di sciogliersi e metabolizzarsi in nuove esperienze, si sono cristallizzate in correnti finalizzate soprattutto alla contrattualità elettorale. Esperienze residuo di culture da prima repubblica che rivendicano quote nelle candidature e finanziamenti per sostenere l’attività politica.  Il 20 di giugno dell’anno scorso, e successivamente, nel pieno dello scontro tra la proposta “restituiva” da noi avanzata e quella “ redistributiva” che molti perseguivano, mi sono chiesto se non fossimo veramente dei marziani ad avanzare quelle proposte in quel contesto. Oggi mi rispondo che no, che marziano è chi considera semplice notizia giornalistica da archiviare quel terribile 4% di gradimento dell’opinione pubblica nei confronti dei partiti, che vive in una bolla d’aria. Marziano è chi, invece di rivoluzione antropologica del pensiero e dell’azione politica crede possibile, con piccoli aggiustamenti, continuare come prima.

 

 

Luciano Neri

Coordinamento Circ. Estero Pd

Responsabile Consulta degli Italiani nel Mondo

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