
Sta finendo un’estate ricca di disillusioni amare e bruschi risvegli. Siamo ancora in mezzo alla tempesta e sembra che nessuno sappia come uscirne. L’Italia fa i conti con l’inutilità di una manovra approvata a scatola chiusa da un parlamento rassegnato ai diktat dei mercati. E ne sta approvando una nuova, lacrime e sangue, dopo avere sperimentato il brivido dello spread greco e avere ricevuto istruzioni dalla BCE e richiami dalla coppia Merkel-Sarkozy. C’è chi ha lamentato il commissariamento e la sovranità umiliata, dando voce al sentimento dell’orgoglio ferito, e chi, con razionale realismo, ha riconosciuto l’ineluttabile necessità del podestà forestiero in cui si incarnerebbe la forma di un governo tecnico soprannazionale. Noi non capiamo bene in che cosa consista questa entità soprannazionale, non ne vediamo né la dimensione politica che sarebbe propria del “governo”, né quella “tecnica” che sarebbe propria degli esperti e men che meno vediamo agire insieme i due termini in una “politica degli esperti” che assicurerebbe la guida soprannazionale del mondo. Ci sembra più vicina alla realtà attuale l’idea che la separazione tra politica (governi) e...



