Cultura

Click politick

2 maggio 2012
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Click politick

“Non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Esso vuole essere testimone della possibilità di realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità degli utenti della Rete il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi. Strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione”. Queste poche righe, tra le altre che si possono leggere nel cosiddetto “Non-Statuto” sul sito del Movimento 5 Stelle (che tecnicamente non è altro che una sotto pagina del sito di Beppe Grillo), racchiudono le caratteristiche di una sorta di “iperdemocrazia digitale”, che al concetto descritto da José Ortega y Gasset nel ’900, somma gli effetti di una possibilità di diffusione delle idee e delle notizie che non ha pari nella storia dell’uomo. Il tutto avviene su scala mondiale, poichè in rapida sequenza i partiti o movimenti, su tutti quello Pirata, si sono...

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Pd: o Scalfari, Monti e dominio della finanza o socialismo europeo e primato della cultura

22 febbraio 2012
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Pd: o Scalfari, Monti e dominio della finanza o socialismo europeo e primato della cultura

  Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Carlo Patrignani, autore di “Lombardi e il fenicottero” sulla figura poco conosciuta del leader socialista Riccardo Lombardi. L’adesione al socialismo europeo, al Pes, immessa dalla ‘nouvelle vague’ laburista e riformista nel ventre molle di un Partito Democratico, dall’identità ancora fragile, ha aperto uno scontro culturale, prima che politico, tra chi intende innovare ex-novo la prassi politica e chi vuole mantenere l’attuale status quo. Tra chi si propone come forza di cambiamento reale e chi, pur marcando un campo di sinistra, opera, in realtà, come forza di conservazione. Lo scontro apertosi dentro e fuori il Pd verte, di fatto, sul modello di società: ossia se il primato spetta alla politica, al sociale, alla cultura o se a dominare debba essere la triade economia, finanza e mercati finanziari. L’adesione al socialismo europeo è pertanto la cartina di tornasole che distingue i due schieramenti che, pur dichiarandosi entrambi ‘di sinistra’ e ‘riformisti’, danno alle parole ‘sinistra’ e ‘riforme’ un senso e un significato diversi e contraddittori. Stare nel e con il socialismo europeo, comporta ‘una...

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La Democrazia: un traguardo che si sposta sempre. Per fortuna.

14 dicembre 2011
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La Democrazia: un traguardo che si sposta sempre. Per fortuna.

Qualche anno fa (1992), poco dopo il crollo del Muro di Berlino, sembrava fatta, e pensatori del calibro di Francis Fukuyama ci avvertì della Fine della Storia. Una tesi ardita ma non priva di una qualche fascinazione che prendeva le mosse da un assunto. Senza più antitesi (il Comunismo sovietico), il modello Democratico -Capitalista aveva vinto la sfida e dunque non ci si poteva aspettare nessuna novità di breve periodo se non l’allineamento dei paesi ex comunisti al modello Occidentale e via via così il resto del mondo, a partire dal cosiddetto “Terzo Mondo” (espressione che non significa povero, ma non allineato tra Usa e Russia).  In parte vero, in parte falso. Hegeliano fino alla fine, Fukuyama non ha – secondo noi – considerato che il modello principe (il Liberalismo politico-economico) non potesse né scadere né dunque essere sostituito. Se la seconda affermazione ci trova concordi (la democrazia liberale, al momento, è il migliore dei mondi possibili) non si può dire che la prima affermazione – quella “progressista tout court”  -  sia veritiera. La crisi della rappresentanza e dell’autonomia...

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Caro Eugenio, la Costituzione non è come dici tu

7 dicembre 2011
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Caro Eugenio, la Costituzione non è come dici tu

La situazione che sta vivendo il Paese è lungi dall’essere normale. Non solo per lo stato di emergenza economica in cui l’Italia versa da alcuni mesi (anni?) ma anche per la condizione di governo tecnico in cui è andato a finire nel giro delle ultime tre settimane. E’ giusto che l’intelighenzia italiana si interroghi su democrazia, politica, partiti, responsabilità individuali e collettive. E’ in questi momenti che il dibattito pubblico si anima: domenica scorsa, come è consuetudine, su La Repubblica, Eugenio Scalfari si è cimentato con alcuni problemi. Ha scritto com’è suo costume un lungo articolo che abbiamo letto con attenzione, annuendo in alcune parti, e – con il rispetto dovuto ad uno dei decani del giornalismo italiano – dissentito in altre. Ci troviamo immensamente d’accordo con il Direttore Scalfari quando ricorda che “La Costituzione è precisa su questi punti. I partiti non debbono essere le agenzie di collocamento delle loro clientele e non debbono occupare le istituzioni, ma comportarsi come organi di indirizzo politico e di raccolta del consenso dei cittadini attorno ad una concezione del bene comune,...

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Figli di papà…

7 dicembre 2011
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Figli di papà…

Il primo dicembre 2011 presso la facoltà di scienze politiche dell’università statale di Milano alcuni studenti hanno manifestato il proprio dissenso per la partecipazione del giornalista economico Oscar Giannino ad un dibattito sulla crisi economica. Il dibattito era stato organizzato dal movimento di centrodestra “azione universitaria”. All’arrivo in Facoltà Giannino è stato accolto da urla che lo tacciavano di essere un assassino, del buffone, dell’essere un “figlio di papà”, un padrone e tutta una successiva serie di appellativi. Il giornalista economico è stato poi centrato da alcune uova e da una discreta quantità di passata di pomodoro. A quel punto le forze dell’ordine sono intervenute consigliando a Giannino di desistere dall’intento di partecipare all’incontro al quale era stato invitato per esprimere le proprie idee. A Milano, presso la facoltà di Scienze Politiche, nel finire di questo 2011, se ci limitiamo a quello che vediamo, non sta covando una rivoluzione di idee, non si sta organizzando una proposta politica si sta solo sperimentando il volo e lo schianto del cibo. Forse c’e’ anche un po’ di acustica, la riflessione del...

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Europa al bivio: gesuiti o kantiani

30 novembre 2011
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Europa al bivio: gesuiti o kantiani

“I trattati sono solo pezzi di carta”.  Questa laconica sentenza sulla politica estera ha accompagnato con alterne vicende la storia della Germania dagli anni ’70 dell’800 agli anni ’40 del 900. Poi, a partire dalla seconda metà del ‘900 con l’avvento della Bundesrepublik i trattati, da quello dell’Alleanza Atlantica (NATO) del 1949 a  quelli di Roma del 1957 che istituirono la Comunità Europea, anche per la Germania divennero una cosa seria. La caduta del muro di Berlino e la riunificazione tedesca cambiano tutto. Mitterrand e Kohl decidono di dare vita alla moneta unica non per germanizzare l’Europa ma per europeizzare la Germania. Si arriva così al trattato di Maastricht, il primo che fissa pone limiti e parametri definisce tappe e tempi per la realizzazione della moneta unica. I successivi atti che definiranno i criteri dell’integrazione europea continueranno a chiamarsi “trattati”. Solo che il livello di cessione di sovranità ad istituzioni sovranazionali risulta ormai essere arrivato a un tale punto che è difficile parlare di questi come di atti di politica estera. Continua peraltro a essere operativo un livello discrezionale di politica europea fondato sul Consiglio dei capi di stato e...

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Vent’anni dopo, al punto di partenza. Bobbio e la democrazia.

9 novembre 2011
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Vent’anni dopo, al punto di partenza. Bobbio e la democrazia.

«Per dirvi in breve la mia opinione, se mi chiedete se la democrazia abbia un avvenire, e quale sia, posto che l’abbia, vi rispondo tranquillamente che non lo so». Solo un impenitente “filosofo del dubbio”, come Norberto Bobbio (1909-2004) è stato più volte definito, poteva inserire quest’ammissione di fallibilità nelle prime pagine di un volume che ha come titolo, appunto Il futuro della democrazia. Una fallibilità che, però, non equivale a scetticismo o disperazione. Se infatti si scorrono gli otto saggi dell’edizione ampliata del libro (apparsa nel 1991, mentre la prima era del 1984), non si può che riconoscere l’esattezza di questa (per così dire) non-previsione, anche al di là delle intenzioni del suo autore. Se infatti il filosofo torinese intendeva richiamarsi soprattutto all’impostazione analitica di un autore a lui caro, Max Weber, le stesse parole, a distanza di vent’anni, assumono un senso imprevisto. In fondo il futuro rappresentato dal nostro tempo di crisi finanziarie, “indignazione democratica”, “primavere” internazionali e polemiche contro le caste più varie, sembra assomigliare stranamente al presente in cui Bobbio svolgeva le sue “considerazioni” sullo...

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La menzogna in politica, la lezione di Hannah Arendt

2 novembre 2011
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La menzogna in politica, la lezione di Hannah Arendt

“In Vietnam non si sono perseguiti né obbiettivi di tipo territoriale né di tipo economico. Il solo scopo di quell’enorme e costosa faccenda è stato quello di creare uno specifico stato d’animo“. Queste le parole di una delle più grandi pensatrici di politica del Novecento, Hannah Arendt, nel descrivere, in un pragmatico intreccio tra menzogna e politica, la ratio di una delle più sgradevoli vicende estere della politica americana del dopoguerra. E’ il 1971 e l’opinione pubblica americana viene investita dalla pubblicazione, da parte del New York Times, di documenti segreti relativi all’impegno americano nell’area del sudest asiatico dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. Si tratta dei Pentagon Papers, fortemente voluti dall’allora segretario alla Difesa Robert S. McNamara e destinati a rappresentare, agli occhi dei più coinvolti, il reale fallimento di una politica estera tesa all’esaltazione di una forza  intenzionata a divenire super potenza ma che, nell’analisi dei costi e benefici del proprio intervento in Vietnam, perde di vista l’obiettivo (semmai ce ne fosse uno) e si fa esso stesso soggetto di auto inganno. I Pentagon Papers,...

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Paesaggio e paese: scenari

2 novembre 2011
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Paesaggio e paese: scenari

Il libro di Arturo Lanzanie di Gabriele Pasqui (L’Italia al Futuro. Città e paesaggi, economie e società, FrancoAngeli, Milano, 2011) sistematizza alcune riflessioni sullo stato di crisi dell’Italia, vista in particolare a partire dalle questioni di governo del territorio, spesso assenti dal cuore del dibattito politico a livello nazionale e nei programmi di quasi tutte le forze politiche e sociali. Il volume nasce a partire da numerose osservazioni circa le profonde ridefinizioni dei rapporti istituzionali fra enti a cui si è assistito negli ultimi due decenni e i cambiamenti delle modalità di costruzione e implementazione di piani e strumenti di trasformazione e promozione del territorio. Il richiamo di Pasqui e Lanzani sembra di stridente attualità, dopo che il dibattito estivo sull’abolizione delle province e sull’ipotesi di soppressione dei comuni con meno di mille abitanti ha visto svilupparsi una discussione “senza territorio”. Precedentemente, erano state le varie fasi del “piano casa”, a livello nazionale e regionale, a vedere le posizioni degli urbanisti (dopo molti decenni intervistati sulle prime pagine dei principali quotidiani nazionali) eccessivamente improntate a issues ideologiche e catastrofistiche....

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La Roma di Petroselli

19 ottobre 2011
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La Roma di Petroselli

Il libro di Ella Baffoni e Vezio De Lucia, “La Roma di Petroselli. Il Sindaco più amato e il sogno spezzato di una città per tutti” (Castelvecchi), merita di essere letto per diversi motivi. In primo luogo, vi si trova un racconto efficace della stagione politica di cui Petroselli fu protagonista – gli anni ’70 – caratterizza da grandi attese di cambiamento, da una grande mobilitazione politica e sociale in gran parte indipendente dai partiti. Una stagione durante la quale la causa del riscatto sociale e culturale di una intera città si affermò conquistando persone di diversi orientamenti ideologici e culturali. Il libro, poi, dedica molto spazio alle vicende urbanistiche della città, all’impegno di Petroselli in questo campo e agli impedimenti che incontrò, e aiuta a capire bene perché a Roma, dopo momenti di grande slancio riformatore, si torna facilmente indietro, a quei mali antichi che ne determinano il degrado – primo tra tutti l’estrema potenza della rendita fondiaria. La rievocazione degli anni di Petroselli proposta nel libro, a guardar bene, è rilevante anche per la politica di oggi....

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