
Finalmente, dice D’Alema, dopo 17 anni, con l’autunno del 2011 è giunto anche l’autunno del berlusconismo. Non per un sussulto della società civile, ci ammonisce, ma grazie ad “una lunga e coerente azione politica che ha costruito con pazienza le condizioni per superare il governo Berlusconi”. Se le cose consentissero di scherzare verrebbe da dire: ben scavato, vecchia talpa! Peccato che nell’ansia di raggiungere questo approdo, un’ansia ben comprensibile dopo quasi vent’anni, si sia trascurato di costruire un’alternativa che potesse essere credibilmente offerta al paese. Questo fatto ha un’evidenza abbagliante ma va ribadito perché costituisce l’unica motivazione accettabile per la costituzione del governo Monti; in ogni caso costituisce la ragione che mi ha convinto ad affidargli la mia fiducia. Il paese non è stato chiamato al voto perché il sistema politico non sarebbe stato in grado di formulare davanti ai cittadini opzioni alternative tra le quali essi potessero scegliere. Se si ritiene che non sia così, che la ragione non sia questa, si sta implicitamente affermando che in tempi di crisi finanziaria il processo democratico può essere sospeso: un’ipotesi...




